(Sanità e Tecnologia) Ospedali, impronte digitali per timbrare. Anaao: maggior controllo non dà più efficienza

 

«Sull'utilità delle impronte digitali come sistema anti-furbetti o come mezzo di efficientamento ci sarebbe da discutere a lungo, si parte dal presupposto erroneo che serpeggi la malafede nel personale della sanità pubblica, anzi nei sanitari del Cardarelli, tra cui mille medici! Ciò detto, è una misura che non dovrebbe fare né caldo né freddo a nessuno a chiunque faccia il proprio lavoro». Vincenzo Bencivenga Segretario Anaao Campania commenta l'addio al vecchio tesserino elettronico all'ospedale Cardarelli di Napoli che ora sarà rimpiazzato con l'impronta digitale. Un dito su un lettore per iniziare e poi per concludere il turno di lavoro, proprio come per accendere o spegnere un'autovettura di lusso. Il meccanismo, nell'aria da oltre un anno, «è già in vigore all'Asl di Caserta e in alcune strutture dell'Azienda sanitaria Napoli Nord», conferma Bencivenga. Ora si diffonde al primo ospedale di Napoli. L'obiettivo della tecnologia, su cui -afferma l'azienda - c'è un placet pure del Garante Privacy, è "garantire che ogni dipendente registri l'inizio della prestazione lavorativa unicamente per se stesso e non per altri colleghi". Ma su simili dichiarazioni, da parte della Direzione Generale, si innestano inevitabili "controriflessioni" da parte sindacale.

«L'impronta digitale come sistema di controllo è presente in Campania a macchia di leopardo anche in strutture di una stessa azienda, ci sono già disparità in partenza. Sarebbe opportuno allargare questa sorveglianza a tutta la Pubblica Amministrazione, in sanità i furbetti del cartellino sono veramente eccezioni e la maggior parte di noi ha scelto un lavoro che tutti i giorni svolge, e bene». Altra critica: «Qualora vi siano comportamenti personali "furbi", anche con questo meccanismo la sorveglianza può in teoria ancora essere elusa. Ma che succede se le impronte digitali del sanitario, immagazzinate in un database, sono "lette" da un "intruso" o c'è una fuga di dati? Infine, sempre ragionando per assurdo, comportamenti distorti come timbrare in tempo e leggere il giornale per il resto del giorno non possono essere cambiati dall'impronta al posto del badge». «Noi non siamo per l'ipercontrollo ma per il giusto controllo», conclude Bencivenga, che accenna alla presenza in Parlamento di proposte di legge capaci di andare "oltre". «Ne esiste una per introdurre le telecamere in ospedale e sorvegliare chi vi lavora». L'impronta, come il badge, sarà obbligatoria non solo per i dipendenti dell'ospedale ma anche per i collaboratori, inclusi quelli a partita Iva. «La presenza in servizio va dimostrata per tutti quelli che ricoprono servizi in cui va certificata la loro presenza, questo è un principio che anche noi abbiamo chiesto di far rispettare».

Peraltro, la stretta sui controlli ai dipendenti chiesta dal Governatore De Luca alle Asl e alle aziende ospedaliere campane si accompagna a una crescita delle stabilizzazioni del personale sanitario. Prima gli infermieri, ora i medici. «Si è partiti con i 250 colleghi precari operativi per lo più nei Pronti soccorso, quelli del cosiddetto "comma 1", quasi tutti stabilizzati. Ora tocca ai circa 1300 del "comma 2", medici, psicologi, biologi da avviare alla dipendenza a tempo indeterminato. I tempi determinati sono stati stabilizzati - specifica Bencivenga - mentre per gli altri atipici una volta che detteranno i fabbisogni le aziende procederanno a bandire concorsi dove sarà riservato un 50% dei posti a questa categoria. Dal punto di vista delle assunzioni la Regione ha risposto al nostro appello». Sarà per questo motivo che ora mira a controllare di più i medici? «Se mira all'efficienza, ripeto, la lotta a rarissimi furbetti è un pannicello caldo», risponde il segretario Anaao Campania. «E' prioritaria una buona organizzazione del lavoro: se in un'azienda ci sono medici stressati che già danno tutto, per efficientare occorre muovere leve diverse dal controllo; c'è ancora carenza di personale, ci sono reparti con pochi medici, alcuni medici del Ps del Cardarelli hanno fatto domanda di trasferimento anche verso altri Pronti soccorso... E ci sarebbero concorsi da bandire per i medici del 118-emergenza su scala regionale, ma serve a monte una norma nazionale che non escluda chi specialista in medicina d'urgenza non è. Insomma, ci sono 10 anni di mancato turnover alle spalle, e non si sanano con l'impronta digitale».

 

FONTE: Doctor33.it

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