La Fase 2 di ANSDIPP - Comunicato del Presidente Nazionale

 

Cari Colleghi, 

siamo giunti alla cosiddetta "fase" 2 in relazione alle nuove disposizioni, generali e specifiche, per restrizioni e libertà, causa il Covid 19. 

Ma per il nostro mondo, quello dei Servizi alla persona, ed particolare per le RSA, RSD e i Servizi alle persone fragili e ai cronici, abbiamo visto consumarsi un dramma, in moltissime Strutture, tanto che si sta vivendo in molti casi ancora la "fase 1". Quella iniziata in sordina  e poi esplosa su tv e giornali. tanto che ora si conoscono, anche, le RSA. Un mondo di anziani e disabili, di personale sanitario e socio assistenziale, dimenticato paradossalmente nonostante era ed è l'unico che doveva essere totalmente e anticipatamente protetto dal virus. Abbiamo letto di tutto, ne abbiamo anche la nausea perchè si è tentato di trovare in quelle Strutture anche il capro espiatorio per gravissimi errori delle istituzioni nazionali, regionali e sanitarie. In qualche caso siamo riusciti, anche con testimonianze di Colleghi e amici, a far emergere questo nostro mondo nel modo più giusto, con esperienze e fatti importanti, mostrando il lavoro di qualità che viene svolto nelle Strutture, di buone prassi, di successi, fatica e di risultati. Anche in emergenza Covid 19. Ovviamente non diciamo che errori non ne sono stati fatti anche da parte delle Direzioni. Ne siamo consapevoli ma solo di questo si è tanto parlato. Molte notizie ad effetto su indagini e il solito teatrino della politica e delle contraddizioni.

Da tempo diciamo nelle nostre attività come Associazione, in tutta Italia, che la professionalità, l'etica e la managerialità sono le principali risorse per affrontare qualunque battaglia, anche quella difficile che stiamo combattendo. Lo abbiamo visto bene che il diverso modo di affrontare le problematiche attuali ha fatto la differenza nei risultati contro l'emergenza. Chi lavorava bene prima lo ha fatto anche in questa occasione. Laddove vi erano lacune, problemi gestionali, incapacità professionali o ingerenze (negative) politiche delle governance, si sono accentuate difficoltà ed emergenze. 

Vorremmo prepararci alla "nostra" fase 2. Ripartendo da Matera 2019 e ritornando su quei progetti, sugli intendimenti e sulle visioni di quel meraviglioso Convegno internazionale. 

Stiamo consolidando le nostri reti interne, abbiamo avuto anche in questo periodo sollecitazioni e sinergie di nuovi Colleghi e crediamo di potere essere ancora più rappresentativi e soprattutto "attivi" nel prossimo futuro. 

In fondo abbiamo avuto solo conferme rispetto ad impostazioni e a visioni che ci accomunano e che trovano riscontro oggettivo nelle diverse realtà territoriali. 

Per prima cosa vogliamo essere attori protagonisti del laboratorio di cambiamento del sistema di welfare, cercando di essere presenti in tutti i tavoli nazionali e regionali, per dire la nostra come tecnici e Manager/Direttori. Abbiamo visto troppe decisioni sbagliate, irresponsabili, alcune volte antitetiche rispetto alle vere necessità. La politica (anche sanitaria) e gli apparati delle burocrazie istituzionali hanno bisogno di iniezioni di "realtà", di consapevolezza, ma soprattutto di "esperienza sul campo". Altrimenti troppe norme, troppe disposizioni si sono collocate e si muovono in modo tristemente "avulso" dai contesti e necessità reali dei Servizi. 

Occorre innanzitutto capire che bisogna parlare di "persone" e non di Strutture. Bisogni delle persone fragili, necessità dei cronici. La loro tutela è PRIORITARIA! 

Lo abbiamo ripetuto a Matera e anche prima : il paradigma è cambiato: dalla domanda all'offerta e non più viceversa. Se non si parte , davvero, dalle necessità per costruire e modellare servizi non si va da nessuna parte. 

I Servizi alla persona vanno ripensati? Certamente...ma con una logica globale, sanitaria, sociale, economica e strutturale. Il sistema "ospedalicentrico" non è sufficiente, perchè schiaccia il territorio. L'integrazione tra territorio, semiresidenzialità e residenzialità non può essere fatta a "segmenti". Ci vuole una vera rete di servizi, una rete di cura. Dove anche i Medici di base non devono e non possono essere considerati ‘a parte’ Ma attivi nel sistema. 

E ci vogliono adeguate risorse. Come ? Noi diciamo di TOGLIERE una percentuale, anche minima, dalle risorse in ambito Sanitario verso il Socio Sanitario perchè spesso le strutture e i servizi socio sanitari servono come "cestini" della Sanità a minor costo. E sul settore socio sanitario si sono spostate necessità anche sanitarie quasi fossero reparti di medicina generale, geriatria o lungo degenza ospedaliera. Questo senza la necessaria copertura di parte sanitaria (che dovrebbe essere quella dei LEA) e con la conseguenza di attività complesse e difficili da gestire economicamente con un personale importante numericamente e qualitativamente ma  remunerato non in modo adeguato . Iniziamo allora a razionalizzare e ad abbassare i costi Sanitari. Vi sono buchi neri e innumerevoli sprechi nelle gestioni Ospedaliere , qualche eccellenza qua e là ma soprattutto troppe caste, troppa politica, poca razionalità. Si potrebbe anche pagare  un po' meno i "manager" di ospedali e di Asl , o i numerosi "dirigenti" dei diversi Dipartimenti , cercando di inserire qualcuno con maggiori competenze e sensibilità (ed esperienza sul campo e nel territorio...basti pensare che un Manager del nostro Settore , pubblico i privato che sua, con grandi Strutture e importanti responsabilità percepisce molto meno della metà dei "colleghi" apicali pubblici). Troppo spesso la politica inserisce "manager" che poi, per qualche decina di anni, "girano" nei diversi territori di una regione prima come Direttori Sociali, poi Generali, o Sanitari... Chissà perché (!).

Sempre gli stessi. E abbiamo visto, in diverse alcune regioni, soprattutto del nord ma non solo,  come è stata gestita l'emergenza e di come sono state gestite (!?) certe situazioni nel nostro mondo. Tranne eccezioni, un disastro .

Il nostro apporto come Esperti può servire ad elaborare nuovi standard, concepire servizi innovativi, magari già sperimentati, nuovi modelli organizzativi. E tanto altro. 

Per noi la cultura professionale e la managerialità etica sono cardini per ogni buona organizzazione gestionale. Vorremmo anche MENO burocrazia. Anche nell'emergenza siamo stati costretti ad elaborate eccessiva documentazione, subendo anche ispezioni e richieste non sempre opportune per motivi oggettivi. Ma si sa, poi ognuno vuole "togliersi le responsabilità" ad ogni livello. 

Dobbiamo anche avere il coraggio di guardare al mondo cooperativistico, utilizzandolo non solo come scorciatoia a minor costo, ma come risorsa. Individuando modelli di qualità e non di convenienza. 

La formazione del personale per noi è (o dovrebbe essere ) "sacra". ma non intendendo quella obbligatoria come si fa spesso (quasi fosse un obiettivo, mentre è scontata), ma continuativa, costante, reale e professionalizzante. 

La fase 2 per noi deve essere la ripresa delle buone prassi, della contaminazione culturale, della rete fra le reti territoriali, dell'allargamento dei confini del proprio vissuto con le condivisioni, anche strutturate, di altre realtà. Dobbiamo parlare di co-progettazione e di co-gestione, di costruzione di percorsi che accompagnino il soggetto "fragile" dall'inizio, durante e fino alla fine. Per fare questo occorre una consapevolezza politica importante, una sensibilità sociale e una capacità di costruire un sistema che parli più di aiuto domiciliare, di prevenzione e di servizi cuciti su reali esigenze, differenziati, collegati alle reti sanitarie e sociali. Non solo sulla carta ma reali.

Aspettiamo di poter far rivivere le nostre Strutture dai parenti e dalle tante attività interne ed esterne, per ridare "vita" ai nostri assistiti, per ridare fiato al nostro personale. 

E ai nostri Gestori ( Cda, Proprietari, Religiosi, ecc) chiediamo fiducia e responsabilità totale sulla gestione, con la NETTA divisione dei compiti di indirizzo politico e di gestione organizzativa. Troppi Presidenti che si improvvisano Direttori e troppe ingerenze personali che sono il contrario dell’erica e della mission aziendale . E basta con le nomine politiche dei CdA ‘a prescindere, dalle capacità e dai vissuti . Le Strutture non sono centri di piccoli o grandi ‘poteri’ o luoghi dove operare assunzioni di favore o per gestire rapporti economici con fornitori di ‘fiducia’ personale. 

È ora di pensare ad una rete di servizi gestiti con competenza, nel rispetto dei ruoli e delle persone. Vi sono molte realtà dove i servizi , il clima e i risultati sono straordinari perché non vi sono le storture sopra descritte. 

Non dimentichiamoci di nulla di ciò che è avvenuto, teniamo bene il conto. ma guardiamo al futuro anche con questa esperienza per sentirci ancora più fieri di avere fatto e di fare bene il nostro lavoro, con dedizione e umanità, con capacità e lungimiranza. 

Stiamo riprogrammando le attività e i nostri progetti nuovi o già avviati, con la speranza di poterli riprendere appena dopo l'estate. Continuiamo ad operare con la rete nazionale e i collegamenti operativi con i presidenti regionali Ansdipp e con alcuni consulenti del CTS , con un confronto anche Europeo con i Colleghi di EAN. 

Nel prossimo periodo elaboreremo le strategie e i progetti ( con documenti) per le proposte di cambiamento dei Servizi e per il rilancio della cooperazione pubblico/privato che può realmente rappresentare la scala utile per salire di livello. 

Contiamo sulla partecipazione e il supporto di molti Colleghi vecchi e nuovi, per continuare a rappresentare un mondo, messo a dura prova, nel quale ci sentiamo orgogliosamente rappresentativi. Grazie a tutti per l’impegno e la collaborazione e buon lavoro. 

 

Sergio Sgubin

Presidente nazionale Ansdipp

in collaborazione con