Il Presidente Ansdipp e il rinnovo dell'iscrizione per il 2020

Cari Colleghi, 

dire che questo è un anno difficile è un po' limitativo: è un anno complicato, paradossale, drammatico e sicuramente inaspettato. 

Al di là delle leggende popolari che vogliono "l'anno bisesto come funesto", fortunatamente ogni 4 anni comunque, ci siamo trovati solo qualche mese fa catapultati in un girone "infernale" che per quanto riguarda il nostro settore socio sanitario, stenta a chiudersi. Sicuramente i nostri servizi e soprattutto i nostri assistiti (anziani e disabili in particolare) hanno pagato un prezzo molto alto. Troppo. Come abbiamo già avuto modo di denunciarlo, in televisione, sulle radio e in rete, nella prima fase dell'epidemia Covid19, le Strutture residenziali e semi-residenziali sono state o abbandonate a se stesse oppure messe in grande sofferenza e incertezza. In alcune regioni addirittura sono stati trasferiti pazienti Covid in quarantena nelle RSA, causando o contribuendo a incentivare i casi di infezione. Con le chiusure, anche tardive, la situazione è rimasta comunque grave e solo laddove le gestioni hanno da sempre funzionato bene si è potuto gestire ed arginare l'epidemia. Un fatto certo è che le Strutture sono state prima abbandonate, poi colpite e poi inquisite o sommerse di richieste documentali, di debiti informativi e di ispezioni non sempre collaborative ma invasive. Vi sono state anche cattive gestioni, certo, ma il gioco era ed è stato quello dello "scarico di responsabilità". A tutti i livelli. Noi diciamo che il livello nazionale è stato fortemente deficitario così pure, chi più chi meno, il livello regionale. Abbiamo prodotto documentazione di buone prassi (preventiva e di gestione emergenza) nelle diverse regioni attraverso i nostri rappresentanti, così come indicazioni e collaborazioni. Siamo riusciti a mantenere viva una rete nazionale di contatti, informativa, con uno scambio utilissimo tra noi e per la messa a disposizione di tutti i Colleghi Direttori e Responsabili, iscritti o meno all'Associazione.  

Alla fine dello scorso mese abbiamo parlato della cosiddetta "Fase 2", che, di fatto, è stata complicata e interminabile, tanto che, ora che sarebbe opportuno parlare di "Fase3", non siamo ancora riusciti a "vedere la luce" in fondo alla Fase 2. Stiamo verificando e analizzando tutte le nuove disposizioni regionali e nazionali sulla ripresa degli ingressi, dell'attività interna e esterna, ma constatiamo che vi sono solo forti penalizzazioni, di diversa natura. Burocrazia, perdita economica, rigidità degli Enti sanitari territoriali, richieste procedurali o assurde o complicate...insomma, non viene ancora forse ben compreso dalle Istituzioni e dagli Uffici preposti territoriali (ASL/ATS ed equivalenti in particolare) che il nostro mondo è stato il più colpito in assoluto dall'epidemia e , paradossalmente, il meno seguito e protetto, sia prima che durante che poi. E' stato il paradosso dell'Italia: bloccare le scuole e le attività produttive per una prevenzione continua ed infinita (anche ora ad inizio estate quando sicuramente di epidemia non ne possiamo più parlare) e non farsi carico (prima soprattutto per prevenire i troppi decessi) della tutela dei più deboli e fragili, peraltro quelli più a rischio in assoluto, come oggi possiamo-anche attraverso i numeri- confermare.

Abbiamo bisogno di "normalità", di socialità e di interazione. I nostri anziani e i nostri disabili ne hanno doppiamente e fortemente bisogno. Le attività devono urgentemente riprendere, in sicurezza certo, ma totalmente, senza se e ma e senza mille disposizioni che sembrano più uno scarico di responsabilità che attenzioni all'utenza e alle famiglie.  I parenti devono tornare a trovare i loro cari, occorre che la vita ritorni dentro e fuori le mura delle Strutture. Altrimenti i morti continueranno, per depressione, per abbandono. E non lo possiamo permettere. Ma l'etica dei Servizi, la condivisione, la collaborazione e le agevolazioni per il bene degli assistiti dove sono? Chi ci governa, a tutti i livelli, se ne rende conto?

Noi di Ansdipp diciamo basta. Basta alle norme difficili, alle incertezze, alle assurdità e alle penalizzazioni. Dobbiamo farci sentire in ogni occasione per dare speranza ad un mondo e ad una generazione che già in parte è stata abbandonata e spazzata via. Non da una malattia rara contro la quale nulla si poteva fare. Vi sono responsabilità, errori e imperdonabili "dimenticanze".

Per questo chiediamo a tutti coloro che ci hanno seguito negli anni di restare al nostro fianco, iscrivendosi e rinnovando la quota del 2020. Abbiamo bisogno di supporto e di crescere, per contare di più e per far sentire la voce di chi conosce le realtà perchè le vive direttamente. 

Vi ringrazio e in attesa di poterci incontrare nella ripresa delle attività, vi auguro un buon lavoro. 

 

Il Presidente nazionale ANSDIPP

Dott. Sergio Sgubin

in collaborazione con