Covid19 - Ansdipp si confronta con l’Europa. Nota Horecký Relazione di Radice

 

Tematiche emerse nella Conference Call EAN del 30 aprile 2020

La conference call del 30 aprile ha permesso di confrontarsi tra organizzazioni operanti in 13 Paesi europei. Rispetto alle riunioni precedenti si è registrato un ulteriore “allineamento” in merito ai problemi che in quasi tutti i Paesi, seppure con intensità differenti, le residenze per la Long Term Care (care/nursing homes) stanno affrontando / hanno affrontato:

  • Alti tassi di infezione e di mortalità: in paesi come Spagna e Francia circa il 50% delle residenze hanno ospiti positivi. In molti paesi oltre il 40% dei decessi da Covid-19 sono avvenuti nelle strutture di LTC;
  • Diversi paesi hanno superato il “picco” rispetto alla scarsità di DPI: gli approvvigionamenti di mascherine e altri dispositivi di protezione stanno riprendendo. In molti Stati si è registrata una precedenza data agli ospedali rispetto alle residenze di LTC che ha generato impatti negativi al nostro settore (es. Austria);
  • In diversi Paesi sono in corso indagini delle magistrature/ forze dell’ordine, che stanno creando un “clima” pesante nell’opinione pubblica verso le nostre realtà di cura;
  • Gli staff sono ovunque esausti e allo stremo, lo sforzo richiesto ai lavoratori rimasti in servizio è stato ed è alto.

Non solo in Italia si sono registrate difficoltà nella governance del sistema: la frammentazione di competenze (tra Stati e Regioni, tra Stati e Autorità Sanitarie Locali, ma anche tra Ministeri, come raccontato dai colleghi del Belgio) ha creato in molti Paesi incertezze e ambiguità proprio in un momento in cui, come mai in passato, sarebbero servite poche e chiare indicazioni su cosa fare, soprattutto considerando che molte realtà di LTC si sono trovate a gestire situazioni decisamente fuori dal proprio mandato tradizionale (in alcuni paesi alle strutture è stato esplicitamente chiesto di tenere ospiti Covid+ non inviandoli in ospedali; in vari stati/regioni alle nostre strutture è stato chiesto di prendere pazienti in dimissione ospedaliera ancora Covid+).

 

Le sfide per il Futuro Post-Emergenza Coronavirus

Si stanno ovunque facendo riflessioni sulle sfide per l’immediato futuro:

  • Preparare una “exit strategy” che sarà lunga e progressiva. Dalle istituzioni UE arrivano indicazioni ai paesi per puntare su:
  • Rafforzare il coordinamento dei sistemi  (per l’Italia: Stato/Regioni/ASL)
  • Sviluppare sistemi di tracciamento (vedi in Italia la app Immuni)
  • Sviluppare sistemi di test massivi
  • Rinforzare l’approvvigionamento di DPI
  • Come trovare un nuovo equilibrio tra sicurezza e qualità della vita (e delle relazioni) per i nostri ospiti e quale futuro che vogliamo per le realtà del settore LTC?

L’emergenza che stiamo vivendo, che ha portato alla chiusura delle strutture per proteggere dai rischi i nostri ospiti e residenti, ha dimostrato il paradosso della sicurezza. Se è vero che non c’è vita senza rischi, aver voluto azzerare i rischi con l’isolamento ha dimostrato anche che nel lungo periodo non c’è vita senza relazioni.

E allora, come ripartire costruendo una nuova alleanza con le famiglie (e con l’opinione pubblica/ mediatica) basata su un nuovo equilibrio tra accettazione del rischio e isolamento?
Considerato che dovremo convivere a lungo con il Covid, e che l’orientamento condiviso è di non abdicare da una visione delle residenze come luoghi di vita assistita ma sempre più domestica e familiare (uno degli slogan della vision di EAN per il settore al 2030 è “from care homes, to homes with care”), il nostro lavoro dovrà orientarsi sempre più a:

  •  Ascoltare sempre più il “sistema cliente” (ospite + caregiver): cosa desiderano? Fino a che punto sono pronti ad accettare rischi per salvaguardare la propria libertà?
  •  Ascoltare e dialogare sempre di più con le proprie comunità territoriali di riferimento, perché dove porre l’asticella del rischio non è un fatto che riguarda solo la singola struttura e i suoi residenti/lavoratori.

Qualche partecipante ha portato la propria esperienza di questi giorni: discussioni aperte con la propria comunità territoriale per decidere come riaprire e a quale “livello” collocare l’asticella del rischio; confronti con le famiglie ragionando come in una famiglia allargata, dove bisogna decidere come cambiare la vita quotidiana quando una persona infetta continua a vivere nella casa coi propri parenti.

Certo per poter fare tutto questo serve anche un setting normativo non “punitivo” e che abiliti alla co-decisione e alla co-progettazione degli interventi con le famiglie.

 

La tenuta del settore Long Term Care

Stante il punto precedente, un'altra area di riflessione è sulla tenuta (organizzativa ed economica) del settore LTC. Al settore è stata chiesta (e probabilmente verrà ancora a lungo chiesta) una ridefinizione dell’assistenza che devono offrire le nostre strutture, incrementando la quota di attività sanitaria. Se per lungo tempo dovremo ancora fronteggiare un’emergenza sanitaria, gli Stati devono mettere in conto di

1. Aumentare le remunerazioni delle attività, anche per far arrivare maggior reddito al nostro personale che dovrà gestire attività nuove e a maggior “carico” sanitario (in alcuni Paesi si stanno già discutendo dei bonus ai lavoratori del settore sociale e di LTC)

2. Definire nuovi modelli di collaborazione con i sistemi sanitari (ospedali, ecc.)

Le organizzazioni di LTC devono mettere in conto investimenti ulteriori  

a. In formazione del personale

b. Su strutture e attrezzature

 

Lorenzo Radice

Fondazione Istituto Sacra Famiglia ONLUS

Direzione Generale – Responsabile Innovazione Strategica

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